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| RISOTTO
DELLA RENZA |
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MALFATTI |
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Cocktail
accurato di antichi sapori e dimenticati aromi. Li ricerchiamo
nella campagna Fiorentina.
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Piccoli
"stracci" di pasta trattata a mano ed arricchita con
uova.
Si condiscono con spicchi di aglio cotti in abbondante olio di
quello vero, qualche foglietta di timo, peperoncino tritato, sale
ed una punta di cucchiaio del migliore concentrato di pomodoro.
Si amalgama in brodo di verdure.
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| RAVIOLONI
ALL'USO MUGELLANO |
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ZUPPA
DI CIPOLLE |
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Nel
Mugello e nel Casentino non avevano possibilità di ben
mangiare.....e si accorgevano che al di là del confine
con la Romagna anche le classi contadine e boscaiole vivevano
meglio di loro. Impararono a fare questi ravioloni ma, anziché
riempirli di cervella ecc. come facevano i Romagnoli impararono
ad usare patate rifatte a sugo rese ancora più saporite
dai profumi delle erbe di campagna; "inventarono" così
senza saperlo questi ravioloni tornati di moda per il loro sapore
ed i loro aromi particolari.
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Quando
la giovanissima Caterina dei Medici andò sposa ad Enrico
D'Orleans, si fece accompagnare da donne e uomini che alla corte
Fiorentina erano al di Lei servizio. Portarono a Parigi modi di
vita e costumi legati alla storia Toscana, ed anche modi di alimentazione:
la salsa colla si chiamò bchemelle, le pezzole della nonna
diventarono crepes alla Fiorentina, il papero al melarancio trasformato
in le canard a l'orange e tanti altri piatti fra i quali la popolare
zuppa di cipolle che, arricchita e ingentilita, divenne il "piatto
dei piatti" Francese e si chiamò soupe a l'oignons.
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| LA
PANZANELLA ARRICCHITA |
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PASTA
A SUGO SULL'USCETTO DELL'ORTO |
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Alle
origini la panzanella veniva fatta con pane raffermo, tanta cipolla
(rossa o bianca) affettata piuttosto fine, pomodoro mezzi maturi
fatti a pezzi od a fette piccole, basilico, sale, pepe, olio di
oliva ed aceto.......poi questo semplice piatto fu arricchito
nelle fattorie e nelle ville. Volendo preparare questa ultima
versione è consigliabile l'aggiunta di tonno sott'olio fatto a
piccoli pezzi, un po' di fagioli fresche sgranati tolti dalla
bollitura quando sono ancora interi e lasciati freddare prima
dell'uso, uova sode a fettine, qualche foglietta di menta e, quando
è ancora stagione fave fresche.
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Nella
piana che da Migliarino tocca i monti di Compito e finisce quasi
alle porte di Pisa, quando c'era voglia di dare un segno di festa
alla cena, la massaia si affacciava sull'uscio dell'orto e prendeva
zucche, sedani, erbe e tante altre cose. Faceva il soffritto aggiungendoci
anche quel miracolo che si chiama pomodoro e condiva la pasta
fatta in casa con questo sugo che in altre zone Toscane ha preso
diverse denominazioni.
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| PAPPA
CON IL POMODORO |
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ZUPPA
DI FARRO |
C'è
perfino una canzone popolare che si ispira a questo piatto: mamma
dammi la pappa. Infatti era credenza che mangiare questo piatto
facesse diventare belli. Pane raffermo di due giorni, cipolla a
fettine, olio di quello vero, sedano, basilico, carota, profumi
di campo vari, prezzemolo, pomodori a pezzi, sale e poco peperoncino
tritato.............e tanto amore nella preparazione.
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Il
Farro che torna, prepotente, sulle mense dell'Italia centrale ha
origini antichissime. C'è chi dice Etrusche ma è certo
che era uno dei piatti principali dell'epoca Romana. Graffiti e
note si trovano numerosi in garfagnana.......ed anche in Val di
Chiana.
La proponiamo unito alla classica passata di fagioli ed insaporito
con peperoncino
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TIPICA
RIBOLLITA TOSCANA
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Nacque
nelle case contadine diversi secoli fa' quando il pane era usato
per pappe, zuppe, fettunte ecc. Era la zuppa di pane che quando
avanzava veniva bollita di nuovo, e se avanzava ancora veniva
ribollita con l'aggiunta di olio di oliva. Oltre il pane gli altri
ingredienti principali sono il cavolo nero e i fagioli cannellini.
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| GARRETTO
GHIBELLINO |
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STRACOTTO
DEL GRANDUCA |
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E'
uno dei più antichi modi di cucinare lo stinco di maiale.......
per questo risulta sapore gradito. La salvia unita al sedano ed
a tante altre verdure fanno di questa pietanza una cosa davvero
eccellente.
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Da
una ricerca effettuata in mugello per ritrovare pietanze del periodo
Mediceo abbiamo accertato che, per i pranzi di gala, la gente
di allora steccava il migliore pezzo di manzo con aglio, ramerino,
mandorle, pinoli, menta e cannella......... e completava la cottura
con il miglior Chianti.E' quello che facciamo noi per preparare
l'antico stracotto che abbiamo intitolato "AL GRANDUCA".
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| COSCIO
DI VITELLA AL MIRTO |
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FILETTO
DI MAIALE AL CARTOCCIO |
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Il
più bel pezzo di magro di vitella che uno abbia a disposizione.
Cotto in forno all'uso casalingo e profumato tradizionalmente
ma........ con l'aggiunta di mirto.
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Moderno
modo di cucinare in forno il filetto di maiale profumato ed insaporito
con sistemi tradizionali ed involtato con carta stagnola.
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| PEPOSO
DEI FORNACINI |
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CINGHIALE
IN DOLCEFORTE |
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Quando
Messer Brunelleschi andò in giro per la Toscana a cercare
terra e fornaci adatte per fabbricare le famose tegole che poi
avrebbero coperto la famosa cupola, trovò quello che cercava
alle fornaci dell'Impruneta. Scoprì anche che nelle lunghe
notti di veglia i Fornacini che accudivano al fuoco si preparavano
un particolare spezzatino con la carne pi modesta di manzo, muscolo,
guance, collo che venivano amalgamati nella cottura lentissima
(sei ore) e poi adagiando sugo e carne su belle fette di pane
scuro arrostito. Questa pietanza veniva insaporita senza soffritto,
senza olio e senza vino, ma mettendo quando ancora i pezzetti
di carne erano crudi tutti gli aromi, l'aglio necessario e parecchio
pepe. Il vino lo usavano invece quando si mettevano a tavola su
tavoli improvisati alternando il pasto con il lavoro ai forni.
Il Brunelleschi portò idea e ricetta a Firenze e la fece
preparare per diversi giorni avendo poi la gioia di farlo servire,
come piatto unico a mezzogiorno, agli operai che si arrampicavano
alla costruzione della stessa cupola.
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L'agrodolce
è un modo di cucinare la selvaggina in uso fino dal Medioevo,
in una delle prime ricette scritte in quel periodo si leggono
tra i vari ingredienti: uva passa, mandorle, aceto, zenzero, miele
e cannella.
Il primo ricettario ove compare scritto l'uso del cioccolato in
cucina è quello edito da Carlo Nascia, cuoco di Ranuccio
II, duca di Parma (Borbone), ne parla in merito alla ricetta per
cucinare la lepre in salsa di mandorle, e come legante viene usata
la cioccolata.
Nel Patunto Toscano, scritto dal Gaudenzio nel 1705, troviamo
l'agrodolce, ancora senza cioccolato, ma si ha una conferma degli
ingredienti classici, ad eccezione della cannella che viene sostituita
dal mosto cotto.
Il cacao, e quindi la cioccolata, vengono importati in Italia
dagli spagnoli nel 1600, nel XVIII secolo era fabbricato in quantità
notevole a Torino, in questa città era stato portato dal
Duca Emanuele Filiberto di Savoia, in seguito ai festeggiamenti
per la vittoria di S. Quintino.
Se dai ricettari poco possiamo sapere, ci può soccorrere
la storia: l'uso della cioccolata nell'agrodolce (che da allora
si chiamerà dolcefforte) può essere stato introdotto
a seguito dell'arrivo degli Spagnoli a Firenze, dietro l'infante
di Spagna, che avrebbe dovuto succedere al moribondo Giangastone
Medici, l'ultimo Granduca Fiorentino.
Nel 1731 sbarcano a Livorno circa duemila spagnoli, e portano
in dono al lussurioso Granduca dodici casse di cioccolato finissimo.
Il soggiorno dell'Infante era noioso e solo le cacce nelle tenute
granducali lo svagavano.
Al seguito dello Spagnolo sicuramente vi era il cuoco, ed è
pensabile che tra i colleghi vi sia stato uno scambio, una collaborazione
sui modi di cucinare la selvaggina.
E' anche pensabile che la fantasia dei cuochi fiorentini abbia
suggerito l'utilizzo del cioccolato al posto del mosto cotto.
Sta di fatto che da allora, nei ricettari successivi al 1750,
si legge del dolcefforte come tutti noi conosciamo.
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BRACIOLA
FRITTA CON SALSA ACCIUGATA
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Il
Piovano Arlotto diceva, scherzando, che fritta è buona
anche una ciabatta....... però le ciabatte che lui più
amava erano braciole di vitello fritte al momento e servite calde
con una salsa di acciughe e capperi.
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